Stabat Mater di G. Rossini Stampa E-mail
 

STABAT MATER per Soli, Coro e Orchestra 

 

Opera tra le più amate del compositore, permeata da una scrittura profonda e tormentata, lo Stabat si distanzia notevolmente da altre opere dello stesso genere. A metà tra l’opera e la musica sacra propriamente detta, la composizione ricalca, nella scrittura vocale e nella raffinata orchestrazione, lo stile operistico del Rossini più maturo (quello del Guglielmo Tell), e accoglie un recupero originale delle tradizioni polifoniche italiane (da Palestrina a Pergolesi).
L’introduzione ci accoglie con un arpeggio ascendente dell’accordo di Sol minore dei violoncelli. L’ingresso dei solisti, che si alternano con il coro, genera una sorprendente trama contrappuntistica dai toni elegiaci e al tempo stesso drammatici e sfocia nel primo episodio solistico del tenore.
"Cuius animam", l’aria in La bemolle che segue, ha un inizio maestoso e marziale; la partitura impone un piano e prescrive dolce. Centrale per i rimandi ai colori operistici è il terzo numero della sequenza, costituito da un delicato duetto tra soprano e mezzosoprano e annoverabile come uno dei momenti più marcatamente virtuosistici dell’opera. Le due voci che si intrecciano tra slanci lirici e abili passaggi di coloratura. L’aria "Inflammatus et accentus", intonata dal soprano, costituisce una vera "melopea" della supplica da cui si snoda l’ultima intensa preghiera affidata al canto del coro a cappella cui segue la fuga finale. Il senso profondo di "pietas" racchiuso nel testo latino e nella magistrale penna musicale di Rossini, è suggellato dal trionfante Amen finale.

 
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